martedì 14 aprile 2009

Ancora lotta integrata

La primavera è arrivata d'improvviso. Un bel giorno mi sono svegliata e ho capito che le piante da fiore non potevano più aspettare di essere trapiantate, che le insalatine dovevano essere diradate, che i rampicanti avevano bisogno di graticci. E siccome la Zisola è grande, sono stata risucchiata dal giardinaggio e dall'orto. Entrambi stanno iniziando a dare frutti... Le dalie, i primi gerani macranta, la bignonia gialla, le pansee, un tripudio di colori! E l'orto ha finalmente una forma da orto vero, con i solchi per l'acqua, le piccole dighe e zero erbacce! I piselli e le fave sono quasi pronti per la raccolta! Già le fave... ovviamente la prima pianta del primo filare è stata attaccata dall'afide nero... E qui entra in gioco la lotta integrata... per debellarlo e goderci i frutti del nostro sudato lavoro stiamo aspettando che arrivino le coccinelle!
Le coccinelle, a dispetto del loro pacifico aspetto, sono dei predatori voracissimi e il loro cibo preferito sono gli afidi... e così, grazie ai potenti mezzi della tecnologia, abbiamo comprato 60 larve di coccinelle... arriveranno il 21 o il 22 aprile e poi dovranno essere applicate sulle piante con un pennellino... Non vedo l'ora! Questo è davvero il nostro primo passo verso la biodinamica... speriamo che vada bene!

lunedì 9 marzo 2009

Sentimenti e risentimenti

Questa mattina ho sperimentato la volubilità dei sentimenti umani.
Stavo scartavetrando lo stucco su una parete dello studio (niente zappa, evviva...). Con la mano sinistra agitavo in un movimento del tutto inventato un pezzettino di cartavetro. Con la destra cercavo di reggermi in quella posizione che alle scuole medie, durante l'ora di ginnastica, veniva definita "del nanetto". Con la testa, però, non c'ero. Ovviamente vagavo. Stavo pensando al mio fidanzato, a quanto lo amo, a quanto sia bello stare con lui, al fatto che sia quello giusto per me, etc etc etc. In altre parole, mi beavo dei miei sentimenti per lui. Poi, di colpo, forse per un repentino cambiamento di equilibrio dalla posizione "nanetto", ho abbassato gli occhi che, guarda caso, mi sono caduti su un mucchio di calcinacci prodotti dall'ego del mio sopraccitato fidanzato in versione "donna, guarda come si fanno i lavori di bricolage". Ebbene, proprio sopra quel mucchietto, in bella vista, giaceva il mio pennello, quel pennello svizzero che conservo da mesi e che lavo con una cura e una costanza degne del mio amore per C. Il mio pennello era lì, abbandonato, triste, solo e addirittura coperto di stucco. Il mio adorabile fidanzato l'aveva immerso nello stucco. Ecco, in quel momento, i miei pensieri zuccherosi si sono tramutati in altro, in una serie di improperi e invettive non riportabili. E il mio sentimento per lui si è trasformato in risentimento. Com'è volubile l'uomo, ah, quanto è volubile...

martedì 3 marzo 2009

Lotta integrata

Stamattina ho zappato. Che novità. Ormai è quasi primavera, le giornate sono soleggiate e l'orto mi vuole morta. Da quest'oggi in avanti zappare sarà quasi un'attività quotidiana. Perciò questo post non riguarda la zappa (che per dirla tutta è stata ritrovata... ora ho una zappa vera... talmente vera che se non sto attenta strappa via le mie piantine ad ogni colpo... mai contenta).
Stamattina ho rincalzato le piantine. Questa stramba attività, qui pronunciata con la "z" sorda e aspra, consiste prima nello zappare la terra intorno alla piantina e poi avvicinarla tutta in un bel mucchietto alle radici della stessa. Non troppo impegnativo. Almeno a dirsi. In pratica questa mattina sono riuscita a rincalzare solo 5 file di orto. Vero, io come contadino valgo poco ma mi impegno. E mentre zappo e rincalzo penso. Per questo lavorare in campagna è fantastico. Il tuo corpo lavora come uno schiavo ma la tua mente è libera di pensare a ciò che vuole. Però, una soddisfazione per il fisico...
Stamattina pensavo a quanto costa un cavolo. E ho scoperto di non ricordarlo più. Quindi, sempre pensando (anche se per dirla tutta ogni tanto parlavo ad alta voce col cane...), ho fatto finta che un cavolo comprato dall'ortolano costasse un euro. E mentre sudavo, alle 8.45 del mattino, pensavo a quanto investimento economico c'è nei miei cavoli. Cioè, il gioco della zappa vale la candela? Ho comprato 20 piantine di cavolo a un euro. E fin qui ci guadagno. Poi ci sono le ore di lavoro per piantarli, dissodarli, zapparli, rincalzarli. Poi ci sarà l'acqua. Poi ci sarà la fatica, il tempo e il sudore che gli dedicherò quando qui ci saranno 50 gradi. Poi ci sarà ancora tanta acqua. Tanta tanta tanta acqua. Alla fine, sarà poi vero che questi cavoli costeranno meno di un euro l'uno?
Stamattina pensavo a questo. Ed ero anche un po' arrabbiata. Forse perché lo pensavo, forse per la zappa, forse per la fatica, forse perché erano le 8.47 e faceva già un caldo atroce.
Poi mi sono sentita pungere e ho capito perché facevo pensieri malsani, perché ero arrabbiata e perché non stavo zappando in maniera zen, cioè astraendomi dal mondo. Ero ricoperta di zanzare. Ma come? E' appena il 3 marzo. Lo ripeto, il 3 marzo. Zanzare? Com'è possibile?
Ora, siccome il mio orticello è biologico, biodinamico, bio tutto quello che volete, nel senso che a parte acqua e sudore non gli si da niente, qualcuno ha suggerimenti su come liberarsi in maniera ecologica, sostenibile, biologica, biodinamica, green, equo solidale, di queste maledette zanzare?
Per ora io sto pensando di mettermi un camaleonte sulla spalla. E sperare che sia sempre affamato.

martedì 24 febbraio 2009

U fulune... ovvero il panino imbottito

La prima volta che ho sentito parlare del "fulune" ero su una spiaggia del Mediterraneo. L'estate scorsa, quando volevo andare a vedere la casa di Montalbano, a Puntasecca. C. ed io eravamo sdraiati sotto un piccolo ombrellone sotto i circa 50 gradi delle 2 del pomeriggio del 14 agosto, ad una latitudine praticamente africana. Io ero ovviamente bianca come il latte, cappello e occhiali da sole, maglietta e protezione 40. Cercavo in tutti i modi di rifrangere i raggi solari. E leggevo. C., invece, dormiva come suo solito a pancia in su. Siamo stati entrambi distratti dalle nostre occupazioni dalle voci piuttosto concitate di 3 ragazzi del luogo, talmente abbronzati da sembrare senegalesi. Ovviamente indossavano tutti e 3 la mutandina d'ordinanza, il costume a boxer qui non va di moda. C. li identifica immediatamente come provenienti da Vittoria. Inutile dire che io ancora ignoro dove si trovi questo luogo. Chiacchieravano di ragazze, dovevano andare da qualche parte vicino Catania, in un Acquapark dove il cucco sembrava essere assicurato. Uno di loro era, però, parecchio preoccupato per i soldi. Perché se vuoi cuccare devi invitare le ragazze a mangiare e così non puoi portarti un "fulune" da 2 euro. E se poi "a rragazza vuole andare allo zoo.. tu che fai, non ce la porti allo zoo?" E tutta la discussione ha ruotato intorno a questo "fulune" per circa una mezz'ora, fino a quando i 3, nonostante avessero mangiato pranzi di 12 portate ciascuno non meno di un'ora prima si sono gettati in mare.
In quell'occasione C. mi ha spiegato che il "fulune" è il panino imbottito. Che qui c'è ancora la tradizione di andare in salumeria e farsi fare un panino. Cose che da me si facevano all'incirca vent'anni fa nei paesini di non più di venti anime.
Qui il panino imbottito è un'istituzione. Fuori da ogni salumeria c'è un cartello che li pubblicizza. Il ripieno generalmente è abbondante e te lo scegli tu sul momento. Niente a che vedere con il panino dei bar milanesi, preparato ventiquattr'ore prima, con la lattughina appassita. In più, il panino imbottito è economico. Al massimo costa 1 euro e mezzo. Se proprio sei sfigato e ti fregano perché non sei del posto ti rubano 2 euro.
"U fulune" è una tappa obbligata nella giornata di ogni siciliano che si rispetti. I muratori, i lavoranti a giornata, i contadini, tutti coloro che iniziano la giornata di lavoro quando io ancora dormo, alle 11 hanno una tappa obbligata: birretta e panino imbottito. Chiamali scemi... altro che dieci minuti di pausa caffè. Decisamente, il siciliano sa godersi la vita. Almeno quella culinaria.

sabato 14 febbraio 2009

La terra è bassa... ovvero l'orto vuole l'uomo morto.


Il titolo dice già tutto. La "green life" è devastante. Specialmente quando decidi di piantare, così, al tuo primo esperimento contadino, più di 100 piante di piselli e altrettante di fave.
Quando le semini, però, pensi che tanto è inverno, che non c'è bisogno di bagnarle o curarle, perché piove, si bagnano da sole. E allora pensi che 100 piante di fave non sono poi così tante.
Ma tutta questa pioggia ha sì bagnato le tue fave e i tuoi piselli ma ha anche abbondantemente concimato gramigna, acetosella, borragine e svariate altre centinaia di erbe selvatiche infestanti. Che non crescono in fila come le tue fave e i tuoi piselli. Le erbacce sono anarchiche, crescono senza regole, proprio lì dove gli garba, senza curarsi delle file, dei sesti, degli spazi da rispettare. E l'anarchia le rende alte, radicate, rigogliose. I tuoi piselli, invece, schierati come tanti piccoli soldatini soffrono, non crescono, si piegano e sembra quasi che chiedano aiuto. Tu gli passi vicino, ogni giorno. Il primo giorno pensi che c'è qualche erba. Il secondo giorno pensi che quelle erbette crescono. Il terzo pensi "maledette erbette". Il quarto le ignori e ti soffermi a guardare gli uccelli della passa. Il quinto cerchi di ignorarle, perché ormai sono piuttosto alte... Dal sesto giorno decidi di fare un'altra strada e fai un po' come gli struzzi, nascondi la testa per non vedere. In questo caso le erbacce. Poi un giorno, ormai non puoi più quantificare quanti ne sono passati, ti senti un po' masochista e passi davanti ai tuoi piselli e alle tue fave. Vai avanti e indietro, aguzzi la vista, ti abbassi per vedere meglio ma non li trovi. I tuoi piselli e le tue fave non ci sono più. All'inizio pensi che siano andati in vacanza, che magari hanno trovato un last minute. Poi ti riprendi, ti ricordi che piselli e fave non viaggiano e allora capisci. E ti viene un colpo. Le erbacce anarchiche hanno avuto la meglio sui tuoi soldatini. E pensi: "Merda!". Allora aspetti un giorno soleggiato (e nel frattempo le erbe continuano a crescere imperterrite) e ti armi di santa pazienza e di zappa. Già, la zappa. Cerchi nel garage, nella stalla, nella rimessa, sotto l'arco, vicino al parcheggio, ovunque. E la zappa non c'è. Sarà partita lei per un viaggio last minute. Pensi che tu in fondo sei nuova di questa casa e magari non sai dov'è lo stanzino segreto degli attrezzi. E chiedi al Professore. Lui ti guarda, poi guarda negli stessi posti in cui hai cercato tu, ti guarda ancora e allarga le braccia. Poi però sorride e ti dice "aspetta, te ne do un'altra". E tira fuori una zappa minuscola. Se Barbie ne avesse avuta una sarebbe stata così. Manico di ferro rosso, alto non più di cinquanta centimetri, ovviamente non fissato. Il che equivale a dire che ad ogni colpo la zappa vola via. E pazienza, ti abbassi verso la terra e zappi. E zappi. E zappi. E zappi. E zappi ancora. E sembra non finire mai. Quando ormai sei distrutta, in maglietta a maniche corte al 14 febbraio dalla fatica, con le mani piene di calli, il tuo fidanzato ti viene in aiuto. Arriva come un vero uomo, armato di motozappa. Uno di quegli attrezzi riservati agli uomini, tipo il seghetto alternativo. E non sai se sta arrivando per amore, per pietà o per fave e piselli. Più probabilmente per questi ultimi. E in poco tempo ti salva. Tritura tutte le erbacce, sorride e ti dice: "AmOre, hai fatto un ottimo lavoro". E dopo poco è tutto finito. I piselli e le fave sono magicamente riapparsi. E le erbacce sono sparite.
A quel punto ti ricordi che tu non sei un contadino qualunque, in fondo sei chic e vieni dal mondo della moda. E anche l'occhio vuole la sua parte. Ti armi di rastrello e inizi a passarlo secondo uno schema segretissimo tra le file. E dopo un'ultima mezz'ora di duro lavoro hai quello che hai sempre sognato. O che perlomeno il tuo fidanzato ha sempre sognato. Un orto zen. Con i solchi del rastrello, qualche pietra qua e là e nessuna erbaccia. Soprattutto nessuna erbaccia. Non si sa per quanto. Ma ormai sei zen. Ti godi il momento e ti ripeti in maniera quasi ossessiva che sei zen. E inizi a pensare di comprarti un libro sulla permacoltura.

martedì 10 febbraio 2009

Pausa

Mi sono presa una pausa, dal blog, dalla mia nuova vita, dalla nuova casa, da tutto insomma e sono volata dalla mamma. La cosa migliore che si possa fare per mettersi davvero in stand-by.
Sono tornata da qualche giorno ma, completamente ricaricata dalla mia vacanzina svizzero-alessandrina, ho dedicato parecchi giorni ed energie a rendere finalmente vivibile la nuova casa. E così ora ho una piastra elettrica funzionante, le mensole della cucina da riempire, ho perfino spacchettato i CD e i libri di cucina. Abbiamo montato l'armadio e ho iniziato a riempirlo. Questa, però, è davvero un'impresa titanica. Suddividere i calzini che ormai da mesi ristagnano negli scatoloni è lavoro da psicopatici. E il mio fidanzato, mago di certe finezze, nicchia. Se metto in ordine un paio di calzini al giorno, potrei aver finito entro l'estate.
Ma la vacanza mi è servita per staccare un po', per uscire da tutta l'emotività accumulata e per vedere un poco da lontano la mia nuova vita. Bella e tremendamente impegnativa. Vivere in campagna, con giardino da costruire, orto a cui badare, cane da educare, campana del compost da costruire, raccolta differenziata da insegnare, casa da ordinare, amici da scoprire, città in cui imparare ad orientarsi, pescivedolo da scovare, verdura biologica da inseguire (nell'attesa che l'orticello dia i suoi primi frutti)... E dimenticavo... azienda agricola da lanciare, sito da rifare, depandance da pubblicizzare, prodotti da spedire, clienti da contattare... Insomma, avrei bisogno di giornate di 72 ore minimo. Impegnativa e tremendamente bella. Sementi da osservare crescere, cane che impara a riportare la pallina, fiori da scegliere come si preferiscono, casa proprio come la desideravi, uccellini che cinguettano fuori dalle finestre ogni giorno, città in cui perdersi e scoprire angoli nascosti, piccola azienda agricola di successo che vende vende vende. Ogni giorno è una nuova sfida. Ed è esattamente per questo motivo che sono venuta fin qua. Certo, ogni tanto una vacanzina...

giovedì 22 gennaio 2009

Bookcrossing

Noto l'ingegnosa mi stupisce ogni giorno di più.
Ieri sera siamo stati a teatro, a vedere Beckett (e già questo la dice lunga sulla cultura del luogo) e, mentre aspettavamo di poter entrare abbiamo avvistato una bella libreria colorata addossata ad una parete del foyer.
Non era piena però qualche titolo interessante sembrava ci fosse. Ne ho preso in mano uno e sulla copertina, a fare bella mostra di sè, c'era un'etichetta con un libro che saluta... C. ha alzato il sopracciglio guardandomi perplesso, io stavo già sorridendo. L'ho guardato e gli ho detto "ma è bookcrossing!!! Sai, quelli che liberano i libri per strada aspettando che qualcun altro li trovi, li legga e a sua volta li liberi?"
Beh, questo era l'inizio di questa straordinaria avventura che, ad oggi, ha liberato più di cinque milioni di libri. Ormai esiste un sito internet (www.bookcrossing.com), occorre essere registrati, esistono luoghi deputati alla liberazione dei libri... bene, mai più avrei pensato che a Noto ne esistesse uno. Per trovarli a Milano bisognava far parte del giro un po' "off", di quella Milano finta alternativa che si nasconde per farsi vedere... e invece qui sono nel bel mezzo del teatro, a disposizione di tutti! Che meraviglia... così, già che c'ero, ho modificato il mio profilo sul sito e ho segnalato il mio cambio di residenza... e così adesso, a Noto, ci sono ben tre bookcrosser registrati. Se non fosse che non lavoro più nella moda direi... Adoro!