sabato 19 settembre 2009

DIY: Un divano un po' più comodo


L'assenza del post di ieri è dovuta ad una richiesta di C., legata al mio amore verso le cose fatte a mano. E' risaputo che il nostro divano è talmente scomodo da assomigliare ad uno strumento di tortura. Conoscendo l'amore di C. verso i divani ultracomodi, quando ieri mi ha fissato con gli occhi a cuore e mi ha chiesto con voce flebile "ma posso commissionarti un progetto di cucito? Faresti i braccioli per il divano?" non ho saputo resistere e mi sono buttata a capofitto nel progetto.
Requisiti indispensabili per poter iniziare:
- un cuscino di gommapiuma di una sedia sdraio mangiato dal tuo cane
- una dose di arroganza del tipo "cosa vuoi che ci voglia"
- mancanza di ogni tipo di strumento che possa renderti la vita più semplice
- follia

Bene, io li possiedo tutti.
Ho iniziato recuperando il cuscino da un angolo polveroso della stalla (leggi la nostra lavanderia) e l'ho misurato. Tutto questo lottando con il cane che finalmente pensava di poter finire lo scempio.
L'ho misurato, ho recuperato da un cesto la stessa stoffa con cui qualche mese fa ho ricoperto i cuscini e mi sono accorta che ce n'era pochissima. Ho iniziato a tagliare e imbastire e a quel punto ho capito che il progetto era ben più complesso di quanto sembrasse... Occorreva molto più nastro per legarlo, ovviamente non potevo usare il velcro, orribile. E nastro di quel tipo io non avevo più. Così, complice la follia ho realizzato dei nastrini con la stessa stoffa, cucendoli al contrario e rigirandoli con una bacchetta da sushi. Semplice a dirsi, un po' meno quando il nastrino al contrario è largo mezzo centimetro. Praticamente ho terminato metà del progetto ieri sera alle otto passate. E ho confezionato un solo bracciolo. Ne manca uno che, vista la mia dose di arroganza, comprenderà anche una tasca esterna portariviste e una tasca interna portatelecomandi.
Ma sono stata ampiamente ripagata dalla felicità con cui C. ha accolto il nuovo bracciolo... su mia richiesta, alle nove e cinquanta, a pochi minuti dall'inizio di una nuova puntata di Criminal Minds, si è alzato, si è vestito, è uscito con il motorino ed è tornato dopo 4 minuti con un Magnum tutto al cioccolato...
Se questo non è amore allora al mio cane non piacciono i cuscini di gommapiuma.

giovedì 17 settembre 2009

Cosa bolle in pentola: Unità di misura

I paesi anglosassoni hanno unità di misura diverse dalle nostre, hanno l'oncia, il gallone, la tazza, la mezza tazza e via così. Noi europei abbiamo il kilo, il litro, i grammi. I Siciliani, universalmente riconsciuti come popolo sovrano, hanno unità di misura tutte loro. E non parlo solo di quelle che si utilizzano in agricoltura, come le salme e i tumuli, o nell'olio, come i cafisi. Sono unità di misura del cibo. Le due che analizzerò oggi riguardano l'uva e la salsiccia.

"Passami uno sganghicieddo di racina bbellissima!"
La racina altro non è che l'uva; possibile derivazione francese? Mah, con tutti quelli che sono passati da queste parti nei secoli non mi stupirebbe. Lo sganghicieddo è un grappolino. Ma non il grappolino qualunque, è ben definito, composto di un numero preciso di acini. Ebbene, io non sono ancora abbastanza nell'ambiente per sapere perfettamente di quanti si tratti ma vi assicuro che uno sganghicieddo è davvero la quantità giusta di uva da mangiare a fine pasto. Né troppa né troppo poca. Il giusto insomma. Ed in più, l'uva è bellissima ma non perché gli acini sono perfetti, bellissima in Siciliano significa buonissima. Chissà perché...

"O vuoi un cadduozzo di sausizza?"
La sausizza è l'alimento quasi base della dieta "mediterranea" di un Siciliano. Non manca mai. Nemmeno a Ferragosto. Il cadduozzo è un pezzettino. E di questo so esattamente la quantità: si tratta di un pezzo di salsiccia appena appena curvato, lungo circa 5/6 cm. L'importante però è che ci sia la curva. Se non c'è, addio cadduozzo. In più, il cadduozzo si può mangiare agevolmente con le mani perché non richiede più di 3 morsi (2 se sei un caruso). Solitamente piuttosto unto e parecchio aromatizzato al finocchietto. Una cosa divina (per la sottoscritta un po' meno perché detesto il finocchietto).

Introdurre queste unità di misura è fondamentale per i successivi post della serie "cosa bolle in pentola". Senza queste, soprattutto senza cadduozzo, è impossibile spiegare la cucina di quaggiù.
Che, cadduozzo o non cadduozzo, è divina.

mercoledì 16 settembre 2009

Blog restyling - rivedo e correggo

Mi sono accorta che tenere un blog è difficile. E' impegnativo. Costringe a selezionare gli avvenimenti accaduti. A decidere cosa sia più divertente/importante/ridicolo/costruttivo/riflessivo/etc.. Richiede tempo e spazio. Tempo materiale e spazio mentale. Io ho il primo, o perlomeno posso ritagliarmelo. Il secondo è un po' più nascosto, necessita di maggiore concetrazione. Lo spazio mentale che io dedico a questo blog è in overload da parecchio, nel senso che sono talmente tante le cose che vorrei scrivere e condividere che alla fine non pubblico nulla. E mi dispiace, perché in questa mia nuova vita (che ormai dopo quasi un anno tanto nuova più non è) le occasioni per poter scrivere sono tantissime.
Così, visto che il ruggito, in questi monti Iblei, ancora non si è fatto sentire abbastanza, ho deciso di organizzarmi meglio. Con una scaletta. Non una scaletta per andare più in alto, una scaletta giornaliera, che mi aiuti a scegliere tra gli innumerevoli avvenimenti della giornata e mi costringa a postare qualcosa.
Rullo di tamburi, il momento è importante...

La scaletta del Ruggito degli Iblei, d'ora in poi, sarà:

  • Lunedì: Il siciliano è una lingua - modi di dire ed espressioni dialettali
  • Martedì: La terra è bassa - notizie dal mondo dell'orto e dell'azienda agricola
  • Mercoledì: Amenità - avventure e riflessioni di una piemontese in Sicilia
  • Giovedì: Cosa bolle in pentola - ricette riuscite o meno, invenzioni culinarie, cucina tipica, posti dove si mangia bene e non...
  • Venerdì: A spasso per... - luoghi magici degli Iblei
  • Sabato: Do-it-yourself -la dura vita di chi decide di fare tutto da solo
  • Domenica: Riassumendo - la foto della settimana
Certo, il programma è ambizioso e se riesco a farlo funzionare questa scaletta potrebbe portarmi molto in alto...
Sto cercando di diventare una contadina 2.0, voi che dite, ce la farò?

giovedì 23 luglio 2009

Gino, Pino... e Lino!

Gli eroi di questa storia si chiamano Gino e Pino. Lino è uno special guest, appare e scompare.
Di mestiere fanno i cantonieri. Sono i signori che puliscono le strade, per la precisione la SS115, quella su cui abito.
Gino è un signore rotondo, con i capelli bianchi e parecchi chili di troppo. Pino invece è più giovane, magro e allampanato. Indossano sempre quelle tutine arancioni con le bande catarifrangenti. Il loro mezzo di locomozione è un camioncino con il cassone sul retro, dove tengono gli attrezzi da lavoro.
Solitamente li incontri lungo la strada, la loro presenza è segnalata da quei coni bianchi e rossi, posizionati a circa 5 metri di loro. A dire la verità, c'è un cono solo.
Se siete stati in Sicilia d'estate sapete che caldo fa tra le 10 del mattino e le 3 del pomeriggio sulla strada, quando l'asfalto è rovente e sembra che stia per sciogliersi. Beh, pare proprio che quelle siano le ore di lavoro di Gino e Pino. Quasi che dovessero timbrare il cartellino o che, per punizione, debbano lavorare solo quando fa più caldo.
Ebbene, i nostri eroi sono lì, sul ciglio della strada, soli con il loro equipaggiamento. E che equipaggiamento. Non so se la Provincia o la Regione li ha dotati degli ultimi ritrovati in termini di attrezzatura: Pino, che è più giovane e forzuto, passa il decespugliatore. Vecchio e scassato, arrugginito, senza gli agganci per metterlo a zaino e quindi fare meno fatica. Pino tiene il decespugliatore a mano, per chilometri e chilometri. Gino invece, data la sua non più giovanissima età raccoglie le erbacce tagliate da Pino. Le raccoglie con un forcone... un palo di legno e un tridente di ferro all'estremità. Una palata e via, le erbacce vengono deposte in una carriola. Anch'essa vecchia e bucata dalla ruggine, così come decespugliatore e forcone. Praticamente sembriamo C. ed io quando puliamo i bordi della campagna. Solo che noi lo facciamo 2 volte l'anno, alle 6 del mattino.
Ma Gino e Pino non si scoraggiano e tagliano, raccolgono, puliscono... O forse fanno del loro meglio... perché se è vero che dopo il loro passaggio un po' d'erba non c'è più, non è altrettanto vero che raccolgano la spazzatura che qualche maleducato ancora butta dal finestrino. Non so se è meglio la strada con l'erba alta ai bordi o se è meglio la montagna di spazzatura. In realtà credo che sia colpa di Lino... probabilmente tocca a lui, con scopa e paletta, raccogliere l'immondizia. Ma o Lino è cagionevole di salute o ha un contratto molto particolare: si vede un giorno sì e quattro no.
La condizione delle strade siciliane è quella che è. Sull'autostrada, ad esempio, dove i cantonieri sono addirittura dotati di decespugliatore a zaino (e non di quelle meravigliose macchine tagliasiepi che si vedono al nord), la corsia di sorpasso è una meravigliosa siepe di oleandri, così come la corsia di emergenza. I bordi delle strade sembrano campi di grano, tanto le sterpaglie sono alte e dorate, sempre che, erba appena tagliata, non si trasformino in discariche a cielo aperto.
Io che vengo dal nord mi arrabbio, mi chiedo come sia possibile, perché non si possa avere una strada statale degna di questo nome; dall'altra parte, invece, ho capito che la differenza la fanno Gino e Pino, con decespugliatore, forcone e carriola, con quella sigaretta perennemente accesa che gli pende dalla labbra, con quell'abbronzatura arrabbiata, tipica di chi lavora sulle strade. O meglio, la differenza la fa chi fa in modo che Gino, Pino e Lino, nel 2009, ancora puliscano le strade con gli strumenti tipici di un orto familiare alle 10 del mattino.

p.s. da qualche giorno abbiamo 3 pesci rossi, li abbiamo presi perché mangino le zanzare dello stagno delle ninfee. Li abbiamo chiamati Gino, Pino e Lino in onore di questi eroi.

lunedì 22 giugno 2009

Before & After

All'inizio dell'anno, all'inizio di questa nuova avventura, avevo scritto più volte di vernici, pennelli, mobili e casa... Ebbene, dove qualche mese di lavoro la nostra mini casetta è quasi finita. Mancano ancora gli ultimi dettagli, qualche tenda, qualche quadro, quei dettagli che possono aspettare di essere trovati, magari durante un viaggio o dentro un vecchio baule delle nonne.
Nonostante la loro mancanza, credo che sia ora di far vedere a tutti il risultato...
Iniziamo dalla cucina/sala da pranzo/salotto/ingresso (il tutto in 12 mq)...
Com'era:

Com'è:



Che ve ne pare? Aspettiamo commenti, suggerimenti, critiche e lodi!!!
p.s. le foto sono di C...

venerdì 29 maggio 2009

A ciascuno il suo titolo

Vivo a Noto da ormai cinque mesi ma ancora non conosco i nomi delle vie e delle strade. Me ne rimane impresso solo uno: via Vicerè Speciale, una via in salita, piastrellata a uova che conduce proprio all'ingresso sul retro del Comune, tra l'altro con una bellissima prospettiva. Non si può dimenticare una via con un nome così. In primis perché parla di un vicerè, e chi l'hai mai avuto un vicerè in Alessandria? E poi Speciale? Chissà quali poteri doveva avere questo personaggio per fregiarsi di tale titolo. O magari era il suo congnome. Per togliermi il dubbio ho fatto una ricerca su Google, ormai anche la storia si studia così. Su 421.000 risultati, le prime 5 pagine sono tutte dedicate ad un b&b situato in quella via. Poi mi sono stancata, meglio pensare che questo Vcerè si sia guadagnato quel titolo perché era davvero specialissimo e ha fatto cose pazzesche per questa città. Già, perché se c'è una cosa che davvero mi colpisce di questo angolo di Sicilia è che qui tutti hanno un titolo. E' tutto un pullulare di dottori, ingegneri, avvocati, professori, insegnanti, educatori e chi più ne ha più ne metta. Quasi nessuno si firma senza una sigla davanti. Sembra che sia ancora un modo per distinguersi da quelli che non hanno studiato. E io che vengo da un mondo dove anche chi ha due lauree e un master ti dice dammi del tu mi stupisco sempre. Mi chiedo, ma che bisogno c'è di firmarsi su una brochure di nonmiricordopiùchecosa Insegnante Pinco Pallino. E soprattutto, che titolo è insegnante? Dove te lo danno? Capisco professore, che poi è un titolo che ho sempre pensato si usasse solo in classe o per i baroni universitari, ma insegnante? E anche professore, in fondo, penso che ogni tanto sia un tantino esagerato. Che bisogno c'è di fegiarsi di un titolo? La persona la fanno nome e cognome e le sue qualità, le letterine davanti le ho sempre viste come facoltative. Ma qui sono praticamente obbligatorie. Sembra quasi che se non ti dichiari come dottore tu sia analfabeta. Ma d'altronde, se anche il Vicerè era speciale, gli abitanti di Noto non possono essere da meno.

sabato 23 maggio 2009

Orticello mio 2

Ricordate le piantine dell'inizio di gennaio? Poco più alte di una mela?Ecco, nel delirio di cose da fare e di latitanza dal blog, quelle stesse piantine sono cresciute, sono state innaffiate e sono state già anche mangiate e digerite... Ci tengo però a mostrarvi i frutti che ci hanno dato...
E siccome fave e piselli, anche se non troppo curati dagli ortolani, hanno dato frutti in quantità, oltre ad averne mangiati a profusione, ad aver riempito il congelatore della mamma di C., ad aver provato metodi di conservazione antichissimi, le piante ormai secche sono ancora stracariche. Prevedo quindi che tra i prodotti dell'azienda agricola si aggiungeranno presto fave e piselli secchi! Sempre che gli agricoltori trovino il modo di conservarle...